Ra çittara zeneize de Gioxeppe Maja Prian
Reggole d'Ortografia
Zena, Franchello, 1745
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Regole d'Ortografia


â si pronunzia come aa, cioè un’a strascinata.

æ ed ǽ * vale un e larghissima e strascinata.

æ’,* un’e larghissima, ma tronca e corta.

ao dittongo vale ou Toscana, pronunziata distintamente.

e si pronunzia regolarmente stretta, fuorchè innanzi alla r, seguendo un'altra consonante, ove si pronunzia larga e strascinata, come in reversa, terra, inferno, &c.

ê vale un e stretta, ma strascinata, come ee.

ei dittongo si pronunzia distesa, ma in guisa che si posi l'accento più sopra la e, e questa sentasi più che la i.

î vale un i strascinata, come ii.

o si pronunzia ora stretta, ora larga, come fra' Toscani; ma la o stretta fra' Genovesi suona come u ne' Toscani.

o pronome, stretta; come, o disse, il dit, e' disse.

ó si pronunzia larga e strascinata.*

ò si pronunzia larga, ma tronca e corta.

ô stretta come u Toscana, ma strascinata.

oi dittongo, in cui si sente più la i che [p. xvii modifica]la o, la quale però si pronunzia stretta.

œu trittongo francese, come cœur.

œü si pronunzierá come œuü.

u sempre stretta alla Francese.

Delle consonanti in genere deve osservarsi, che, quando sono raddoppiate, si pronunziano come se fossero una sola e semplice, in maniera che, la vocale antecedente pronunziandosi corta e come abbattuta sulla consonante seguente raddoppiata, si viene a sentire questo raddoppiamento.

ñ si pronunzia in guisa, che alla vocale antecedente lascia attaccato il suono di una n finale Francese, e poi essa suona come n toscana innanzi alla vocale seguente. Così nella voce peña, si pronunzia come se fosse pen, colla n finale Francese, e poi na toscana, pen-na.

r semplice in corpo alla dizione, quando, non accompagnata da altra consonante, precede ad una vocale, e nell'articolo ro, ra, ri, re, non si pronunzia, o, per meglio dire, si pronunzia così dolce, che appena se ne oda un leggier mormorìo: ma nel principio della dizione si pronunzia sempre, come in ræne, regatta, &c.

rr si pronunzia come r semplice, [p. xviii modifica]strascinando però la vocale antecedente, come se avesse l'accento circonflesso, terra, têra, morro, môro, &c.

s si pronunzia sempre aspro alla Toscana: ma inanzi alle consonanti, e alla vocale i, si pronunzia sempre col fischio di sc, come signora, scignora; stella, sctella. Si eccettuano le voci plurali de' nomi che hanno la terminazion singolare in sso, come: passi da passo, bassi da basso, &c. parimente le voci di seconda persona de' verbi terminanti in sso, come passi da passo verbo, abbassi da abbasso verbo; le quai voci si pronunziano colle due ss mute alla Toscana.

ss nelle voci esse, foisse, foissi, foissimo, foissan del verbo sostantivo si pronunziano come una sola s strascinando la vocale antecedente.

scc si pronunzia col fischio di sc, soggiuntovi poi il suono chiaro d'un'altra c, come scciavo, sc-ciavo.

x, sempre come la j Francese: dexe, come déja.

z si pronunzia dolce, ovvero come la s dolce de' Francesi.

ç, come in Francese façon ugualmente in ambedue le lingue Francese e Genovese.